La congiunzione Giove-Saturno e il mistero della natività di Cristo


Intorno alla metà del mese di dicembre 2020, è stato possibile assistere ad un fenomeno astronomico spettacolare, una congiunzione stretta Giove-Saturno, che sono risultati indistinguibili ad occhio nudo apparendo come un unico astro di magnitudine totale -1.65 (la magnitudine apparente della stella Sirio) il 21 dicembre. La congiunzione tra i due pianeti giganti del sistema solare è già di per sé un evento raro, che accade circa ogni 20 anni. Ma una congiunzione così stretta è davvero un evento eccezionale, che non accadeva da quasi 400 anni, dal 1623, quando erano ancora in vita Galileo e Keplero e i due pianeti non venivano visti così vicini in ore serali dal Medioevo, dal 1226. Nella immagine allegata è ben visibile la coppia Giove-Saturno ad ovest, ripresa il 15 dicembre quando la distanza angolare è stata paragonabile a quella corrispondente alla congiunzione che si verificò all’epoca della nascita di Cristo che è quindi proprio l’oggetto di discussione di quanto riportato nel seguente articolo.

 

 

Quanto accaduto, ha avuto nei secoli un significato che va al di là dell’aspetto puramente astronomico, un evento che per chi ha anche fede ha cambiato la storia del mondo. Per descrivere ciò, occorre recuperare alcune informazioni di natura storica e archeologica dell’area asiatica. Gli archeologi hanno per esempio decifrato la simbologia degli astrologi babilonesi che può aiutare nella comprensione di ciò che è accaduto più di 2000 anni fa; in particolare, i magi che vengono descritti nei Vangeli non erano altro che astronomi-astrologi e sacerdoti zoroastriani provenienti dall’Arabia, Persia e India. Lo Zoroastrismo è stato per secoli la religione dominante in quasi tutta l’Asia centrale, dal Pakistan all’Arabia Saudita, fino alla rapida affermazione della religione islamica nel VII secolo. Era una religione e una filosofia basata sugli insegnamenti del profeta Zarathuštra (o Zoroastro); fu fondata prima del -VI sec. nell’antica Persia. Era anche nota una profezia di Zoroastro, in un testo del -VII sec. di Teodoro bar Konai che così diceva: ‘’Sarà concepito un bimbo nel seno di una vergine e sarà formato con le sue membra, sebbene nessun uomo le fosse mai avvicinato’’. Zoroastro aveva preannunciato la nascita di Gesù e il suo insegnamento era alla base della conoscenza del Messia nei Magi. Va però aperta una parentesi sull’aspetto astrologico dei Magi che non va confusa però con l’astrologia di cui ancora oggi esiste traccia nella nostra epoca; grazie agli insegnamenti di Galileo, si può affermare che l’astrologia che oggi viene utilizzata da ciarlatani per stilare i loro oroscopi, non è una scienza ma una falsa scienza, il nemico principale dell’Astronomia, che invece, studia gli astri in modo logico-razionale.  I problemi aperti per gli astrologi di oggi e i maghi che stilano gli oroscopi sono diversi: come gli astri influiscono sul nostro pianeta, l’astrologia non si è adattata al sistema copernicano, le stelle non sono fisse, i segni zodiacali sono 13 e non 12 (il Sole è in Ofiuco dal 30 novembre al 18 dicembre e non nel Sagittario), come sarebbe l’oroscopo di altri sistemi planetari, l’oroscopo non si è adattato al fenomeno denominato “precessione degli equinozi”. La nascita dell’astrologia ha comunque radici molto antiche, in epoca preistorica in cui gli astri avevano un potere di influenza sugli esseri umani dal momento che venivano associate al divino o a divinità diverse: pensiamo anche alle famose piramidi egiziane costruite per rendere immortali i faraoni le quali presentavano precisi orientamenti astrali. Per esempio la piramide di Cheope a Giza, è costruita con il passaggio discendente che porta alla camera sepolcrale del faraone che è orientata verso α Draconis, la stella principale della costellazione circumpolare del Dragone, che intorno al -2800 indicava il Nord geografico. Questa premessa è utile per analizzare l’evento “stella” o “stella cometa” che ha spinto i Magi a recarsi nel luogo della Natività di Cristo cosi come descritto nei Vangeli; una rappresentazione tridimensionale della natività, viene come sappiamo allestita in occasione delle festività natalizie. Questa usanza ebbe origine all’epoca di San Francesco d’Assisi che nel 1223 realizzò a Greccio la prima rappresentazione della Natività, dopo aver ottenuto l’autorizzazione da papa Onorio III. Francesco tornato (nel 1220) dalla Palestina e, colpito dalla visita a Betlemme, intese rievocare la scena della Natività in un luogo, Greccio, che aveva trovato molto simile alla città palestinese. Tommaso da Celano, cronista della vita di San Francesco descrive così la scena della rievocazione religiosa nella Legenda secunda: “si dispone la greppia, si porta il fieno, sono menati il bue e l’asino. Si onora ivi la semplicità, si esalta la povertà, si loda l’umiltà e Greccio si trasforma quasi in una nuova Betlemme”. Fu poi Giotto che in un affresco databile al 1303-1305 circa e facente parte del ciclo della Cappella degli Scrovegni a Padova, affresco compreso nelle Storie di Gesù, dipinse la cometa di Halley (in occasione della sua visibilità nel 1301), che poi è divenuto elemento decorativo di un presepe a ricordare proprio quella stella che videro i Magi e che indicò loro la strada per raggiungere il santo bambino.

 

 

Le comete, come compreso dalla scienza astronomica galileiana, non sono altro che agglomerati di ghiacci e polveri che orbitano intorno al Sole in zone remote del nostro sistema planetario; la cometa di Halley, che ci fa visita nei pressi della Terra ogni 75 anni, ha la sua prima registrazione risalente al -12, l’ultima nel dicembre del 1985, il prossimo passaggio nei pressi del Sole è atteso nel Luglio 2061. Oltre all’evento cometa, è necessario anche descrivere un altro fenomeno astronomico che molto spesso viene osservato ed è quello denominato “congiunzione planetaria”, il momento nel quale in cielo appaiono molto vicini due pianeti. Nel Calendario stellare di Sippar, una tavoletta in terracotta con scrittura cuneiforme proveniente dall’antica città di Sippar, sull’Eufrate, sede di un’importante scuola di astrologia babilonese sono riportati tutti i movimenti e le congiunzioni celesti del -7. Secondo gli astronomi babilonesi, nel -7 una congiunzione di Giove con Saturno nel segno dei Pesci doveva verificarsi per ben tre volte: il 29 maggio, il 1° ottobre e il 5 dicembre. Da notare che quella congiunzione si verifica soltanto ogni 794 anni e per una volta sola: nel -7, invece, si ebbe per tre volte. Anche questo calcolo degli antichissimi esperti di Sippar è stato trovato esatto dagli astronomi contemporanei.

 

 

Tutte queste premesse ci conducono ad analizzare quanto segue partendo da un grande astronomo del cinquecento, Johannes Kepler (Keplero), astronomo, astrologo, matematico e teologo evangelico tedesco nato nel 1571 e morto nel 1630.

 

 

Nel 1603 per primo ipotizzò ciò che videro in cielo i Magi d’Oriente, e quindi poter datare la nascita di Gesù; protagonisti di quanto si vuole raccontare sono ovviamente i quattro evangelisti, coloro che ci hanno lasciato il racconto della natività.

 

L’evangelista Luca, di origine pagana e non ebraico, nato ad Antiochia, discepolo di Paolo, medico, che scrisse il suo vangelo nel 68, tralasciò i documenti per concentrarsi sulla persona di Cristo, sul raccontare la gioia della sua presenza tra gli uomini; nel suo racconto si legge: “Or avvenne che in questi giorni uscì un editto di Cesare Augusto che ordinava il censimento di tutto l’impero. Questo primo censimento fu fatto mentre Cirino era preside della Siria. E andavano tutti a farsi scrivere, ciascuno alla sua città”. Cirino (o Quirino) era tutore del nipote di Cesare Augusto, governatore della Siria nel -6. Ordinò tre censimenti: nel -28, nel -8 (solo per i cittadini romani) e nel 14 (alcuni studiosi sostengono la possibilità di un censimento in due fasi a distanza di anni l’una dall’altra). Un altro censimento fu disposto dal governatore romano nelle province di Siria e Giudea nel -6, quando i possedimenti di Erode Archelao, figlio di Erode il Grande passarono sotto diretta amministrazione romana.

L’evangelista Matteo, nato a Cafarnao, apostolo, daziere, uomo di cultura, il cui vangelo fu indirizzato agli Ebrei di Palestina, e nel quale cita le antiche profezie e non il censimento perché evento romano. Nel suo Vangelo si legge: “Nato Gesù in Betlem di Giuda al tempo del re Erode, ecco arrivare a Gerusalemme dei Magi dall’oriente e dire: Dov’è il nato re dei Giudei? Vedemmo la sua stella in oriente e siamo venuti per adorarlo. Udito questo, Erode si turbò, e con lui tutta Gerusalemme”; “Essi, udito il re, partirono; ed ecco la stella, che avevan veduta in oriente precederli; finchè, giunta sopra il luogo ov’era il fanciullo, si fermò. Vedendo la stella, provarono grande gioia; ed entrati nella casa, trovarono il bambino con Maria sua Madre, e prostratisi lo adorarono, poi, aperti i loro tesori, gli offrirono in dono oro, incenso e mirra”. I doni portati dai Magi avevano un grande valore simbolico ed esoterico: l’oro simboleggiava la scintilla divina, l’amore, la conoscenza, la sapienza e la sapienzialità. Era infine il colore dell’ultimo grado dell’ascesa alchemica (l’oro dei filosofi o alchimisti); l’incenso era un’essenza che nei processi alchemici serviva a purificare ed è tutt’ora usato nelle funzioni liturgiche cattoliche; la mirra era una sostanza resinosa utilizzata dagli egizi nei processi dell’imbalsamazione e rappresentava l’immortalità. Gli Evangelisti che non citano affatto l’evento della natività sono Marco e Giovanni, ma c’era un motivo.

 

L’evangelista Marco, discepolo di Pietro, nacque a Gerusalemme, divenne vescovo di Alessandria d’Egitto, e mori martire; nell’828 il corpo fu trasportato a Venezia, e divenne protettore della Repubblica Veneziana. Il suo vangelo risale al 60, concentrandosi solo sui miracoli di Gesù (senza accennare alla nascita di Cristo), e rivolgendosi ai cristiani convertiti dal paganesimo.

 

L’evangelista Giovanni, Apostolo di Gesù, il più amato (faceva parte del trio con Pietro e Giacomo), nacque a Betsaida, il suo vangelo fu scritto intorno al 94, e la sua versione fu di tipo solo spirituale poiché preoccupato dalle eresie insorgenti.

 

Infine, il regno di Erode il Grande iniziato nel -37 ebbe termine nel -4; Erode il cui nome aveva il significato di “discendente degli eroi”, ebbe il titolo di Re dei Giudei che gli fu conferito dal senato romano nel -40.

 

Tutti questi elementi storici e tramandati dai Vangeli, insieme ad elementi di natura astronomica, ci danno la possibilità di provare a datare la nascita di Cristo per considerarlo non solo come un atto di fede ma come evento realmente accaduto, accertato da diversi avvenimenti di varia natura: storica come i censimenti descritti nei Vangeli, l’esistenza dei magi, figure realmente esistite, antichi astronomi e conoscitori delle antiche profezie nella antica religione dello Zoroastrismo e avvenimenti di natura astronomica come le congiunzioni planetarie riportate nella tavoletta babilonese, la cometa di Halley, il moto retrogrado apparente o retrogradazione  che un corpo celeste sembra eseguire in cielo lungo la fascia zodiacale a causa dello spostamento del punto d’osservazione durante il moto di rivoluzione della Terra (questo moto a forma di cappio ha come effetto in cielo quello nel quale un pianeta sembra fermarsi, per poi muoversi in senso opposto e poi proseguire nel verso iniziale).

 

Per datare la nascita di Cristo, quindi, consideriamo prima di tutto il censimento della popolazione romana del -8 e la morte di Erode il Grande nel -4: è quindi presumibile che Cristo sia nato in quell’arco temporale. Da ciò si può anche dedurre che, la “stella cometa” che viene rappresentata come elemento decorativo nei presepi, e che si pensi sia stato l’astro visibile ai Magi, non sia stata una cometa perché la cometa di Halley è apparsa in cielo nel passaggio del -12 al di fuori dell’arco temporale indicato, tra il -8 e il -4. Quindi la “stella” dei Magi non è stata certamente una cometa; e a questo punto che fa la sua apparizione Keplero il quale spiegò per primo che la stella, come astro luminoso in cielo che catturò l’attenzione dei Magi, fu una congiunzione planetaria che si è verificata esattamente tra il -8 e il -4. Con l’aiuto di un planetario è possibile constatare che nell’anno -7, in ottobre, si verificò una congiunzione stretta di due pianeti, Giove e Saturno, con una distanza angolare di circa 50’ (quanto circa 1.5 diametri lunari), e nella costellazione dei Pesci.

 

 

Fu proprio questa congiunzione planetaria che i Magi utilizzarono come evento profetizzato come detto, da Zoroastro per giungere nel luogo della Natività essendo quella congiunzione, quella “stella”, il riferimento naturale per trovare il nascituro. Nelle Sacre Scritture la profezia trova una netta corrispondenza con i protagonisti della congiunzione planetaria e non solo, anche la costellazione dove si verificò questo evento, quella dei Pesci. Quindi Giove che rappresentava il Re, Saturno che simboleggiava la giustizia e la costellazione dei Pesci, segno d’acqua associati a Mosè e quindi al popolo ebraico, salvato dalle acque, che trasformò l’acqua in sangue, che divise le acque del Mar Rosso, simbolo dell’inizio dell’era messianica; ecco allora l’evento che ha cambiato la storia del mondo “un nuovo Re di giustizia sta per nascere tra gli Ebrei “.

 

In questo intreccio di astrologia, astronomia, filosofia antica e storia, la nascita di Cristo resta per molti ancora un mistero, non certo per coloro che hanno fede e che credono in quella entità superiore che noi chiamiamo DIO; si è sempre parlato di scienza contrapposta alla fede, ma c’è chi sostiene che scienza e fede siano entrambi un dono che hanno ricevuto gli esseri viventi dotati di Ragione da “colui che ha creato il mondo” (rif. Antonino Zichichi). Infine, visto che in più punti si è usato il termine “astrologia”, voglio precisare che l’evento interpretato dai Magi faceva riferimento ad una Profezia e non a un oroscopo, ed è da sottolineare come la Profezia sia un atto di fede, mentre l’oroscopo non ha nulla di divino ma è pura invenzione della mente umana.

 

Prof. Nicola Rizzi